Microsoft ha cambiato Copilot. Vi spiego cosa conviene farne.
Venerdì 25 settembre Microsoft ha presentato una versione di Copilot riorganizzata da capo. Chi ha licenze in azienda se ne accorgerà nelle prossime settimane, perché l’app che i vostri collaboratori aprono ogni mattina cambia faccia.
Ve la riassumo in fretta, poi arrivo al punto che interessa a chi deve decidere se investirci sopra.
Cosa è cambiato
Tre cose, in ordine di impatto.
La prima: Word, Excel e PowerPoint ora vivono dentro Copilot. I file si creano e si modificano direttamente lì, e il contenuto resta sincronizzato con le applicazioni Office di sempre.
Cambia il posto dove la gente lavora.
La seconda: l’app è divisa in tre sezioni. Home, dove convivono la chat per le domande veloci e Cowork per delegare un lavoro intero. Code, che permette anche a chi non programma di costruirsi piccole applicazioni e automazioni descrivendole a parole. Autopilot, un agente che continua a lavorare anche quando nessuno è davanti al computer.
La terza: Cowork, Code e Autopilot si pagano a consumo. Una politica di spesa va decisa prima.
Sull’ultimo punto una precisazione: Autopilot oggi è in anteprima privata, e Home e Code arriveranno gradualmente attraverso il programma Frontier. Quindi una parte di quello che avete letto sui giornali nella vostra azienda ancora non c’è.
Quando parlo con un imprenditore di formazione sull’AI, prima o poi arriva sempre la stessa domanda, formulata in modi diversi: se mando otto persone fuori per una giornata, cosa mi torna indietro?
Domanda giusta.
Le risposte che si sentono di solito sono vaghe. Consapevolezza, cultura digitale, sensibilizzazione. Parole che non entrano in nessun conto economico.
Noi abbiamo deciso di misurare due cose. Solo due, e ve le dico prima di iniziare.
Prima cosa: un risultato che si conta
Ogni giornata finisce con un output vero, di uso immediato, prodotto in aula dal partecipante sui suoi materiali.
Concretamente: chi esce da A1 ha cinque prompt scritti sui suoi cinque task ricorrenti, già provati. Chi esce da A2 ha una presentazione aziendale e un report Excel reali, fatti in giornata. Chi esce da A3 ha un flusso di automazione attivo su un processo della sua azienda, non un esercizio. Chi esce da A4 ha un agente pubblicato e richiamabile dai colleghi.
Roba che si conta. E che si può controllare il lunedì dopo, semplicemente chiedendo di vederla.
Poi c’è il tempo. Prima del corso chiediamo a ciascuno quanto impiega sui task che porterà in aula. Dopo qualche settimana lo rimisuriamo. Il numero non è sempre entusiasmante, dipende dal ruolo e dalla persona, ma è un numero, e ve lo diamo anche quando è basso.
Seconda cosa: la capacità di decidere
L’operatività la si recupera in fretta. Uno impara a far riassumere un thread di email e da lì in poi risparmia venti minuti al giorno. Ottimo, e prevedibile.
La domanda che conta, invece, me l’ha formulata bene un responsabile commerciale in un commento su LinkedIn: quale decisione riusciamo a prendere meglio grazie all’AI?
Domanda da tenersi stretta. Perché uno strumento che rende più veloci, e lascia uguali le decisioni, resta una curiosità costosa.
Lui faceva l’esempio dello sviluppo internazionale, e funziona benissimo. L’AI serve ad analizzare un mercato, a individuare e qualificare gli interlocutori giusti, a preparare meglio il primo contatto. La verifica, la scelta di chi vale la pena inseguire e la costruzione della relazione restano responsabilità umane, e lì la macchina non vi aiuta.
Ha ragione, ed è esattamente il confine che proviamo a far vedere in aula.
Prendete la giornata su Power Automate. Oggi chi vuole togliersi di dosso un lavoro ripetitivo ha tre strade: un flusso automatico, una delega a Cowork, un agente che gira per conto suo. Le tre hanno costi, rischi e manutenzione molto diversi, e sceglierne una a caso può costarvi più che continuare a fare il lavoro a mano. La decisione che migliora è quella: cosa automatizzo, come, e cosa lascio fare alle persone.
Chi impara a sceglierlo decide bene anche l’anno prossimo, quando i tre strumenti avranno altri nomi. E dopo un po’ guarda il resto dell’azienda con lo stesso occhio: quali processi meritano un intervento, quali conviene lasciare stare, dove si bruciano ore senza che nessuno se ne accorga.
C’è poi un secondo passaggio che facciamo fare a tutti, ed è il confine di cui parlava il commento. Distinguere quello che l’AI ha verificato da quello che si è inventata. Chi impara quella distinzione porta in riunione analisi su cui si può decidere. Chi la salta porta numeri che sembrano veri, e a quel punto l’AI ha peggiorato la decisione invece di migliorarla.
Quindi la misura la prendiamo lì, sul terreno che indicava lui. A un mese di distanza chiediamo al responsabile di scegliere una decisione ricorrente della sua funzione, una vera: quali mercati aprire, quali prospect lavorare per primi, quale fornitore scegliere, quale processo rifare. E poi due domande. È arrivata al tavolo con più informazioni utili di prima? Quanto tempo è passato dal momento in cui serviva a quello in cui è stata presa?
Due numeri ruvidi, lo ammetto. Ma se la risposta è che le decisioni sono rimaste identiche, l’abbiamo capito insieme dopo un mese invece che dopo un anno. E ve lo diciamo noi.
I CORSI
Le nostre giornate sono divise in due metà.
La mattina si guarda. Teoria, e casi mostrati dal vivo. Faccio vedere anche gli errori, perché vedere l’assistente inventare una cosa falsa insegna più di dieci avvertimenti detti a voce.
Il pomeriggio si fa, e si fa sui materiali veri dei partecipanti. Il contratto che devono leggere davvero. Il foglio con i numeri delle vendite vere. Il thread di email arretrato.
Il motivo è pratico. Se una persona in aula lavora su un caso inventato, il lunedì deve fare due fatiche insieme: ricordarsi il metodo e applicarlo a una situazione nuova. Quasi nessuno ce la fa, e la giornata evapora. Se invece il lavoro l’ha già portato a termine in aula, il lunedì deve solo ripeterlo.
Per lo stesso motivo teniamo i gruppi sotto le dieci persone. Con quindici non riesco a girare fra i tavoli, e il pomeriggio torna a essere una lezione. Noi lo chiamiamo Do-With-Me, che è un modo per dire che nessuno resta a guardare le slide.
Le quattro giornate Microsoft
A1, Prompting Base. Per chi ha Copilot e lo usa poco. Si parte dal nuovo Copilot e da come è fatto adesso, si costruisce il metodo, si esce con cinque prompt personali già testati.
A2, Automatizzare con Copilot. Office dentro Copilot, Brand Kit in PowerPoint per le presentazioni già allineate al vostro marchio, e la delega di un lavoro intero a Cowork. Quest’ultima è la parte che mette più in difficoltà, perché affidare un compito a una macchina richiede di saper scrivere un mandato chiaro. Utile anche con gli umani, se posso permettermi.
A3, Power Automate. Approvazioni, notifiche, dati che si spostano da soli fra applicazioni. Si costruisce un flusso vero su un processo vostro e lo si attiva prima di uscire.
A4, Agenti AI. Il livello alto. Come si costruisce un agente in Agent Builder o Copilot Studio, come lo si mette in sicurezza con Agent 365, e come si presidiano i costi a consumo.
Tutte in presenza, tutte una giornata piena.
Un consiglio da amico
Se dovessi dirvi una cosa sola, sarebbe questa: non mandate tutta l’azienda.
Partite da tre o quattro persone che nel loro lavoro hanno un pezzo ripetitivo grosso e riconoscibile. Amministrazione, back office commerciale, chi prepara offerte. Misurate quello che tornano a casa. Se i numeri vi convincono, allargate; se non vi convincono, avete speso una giornata e lo sapete.
Vale anche se scegliete qualcun altro per farlo. Il criterio resta quello: chiedete prima cosa vi porterete a casa e come lo misurerete. Se la risposta è “consapevolezza”, chiedete un’altra risposta.
Il catalogo aggiornato a settembre 2026 è qui sotto. Se volete ragionare su quale giornata ha senso per la vostra squadra, scrivetemi e ne parliamo senza impegno.







